HOTEL BRASIL

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HOTEL BRASIL

La luce dei lampioni entra in sala dalle finestre senza infissi, illumina le pareti arancioni, il soffitto di tavole color panna, i vasi di piante vere e i vasi di piante finte. Nell’amaca tesa in ingresso dorme la proprietaria dell’hotel, un gattino pulcioso si arrampica sui divani.

Mi sveglio presto, ascolto il mio corpo mezzo sbattuto, siedo sul letto e faccio mente locale. Santarém. PIOVE… un bel grigio piombo. Raggiungo la sala e siedo sola alla grande tavola centrale, portano una colazione di frutta, caffè e pane imburrato. Mastico sospettosa, deglutisco. Lo stomaco accetta brontolando, ancora tramortito dal viaggio aereo della sera prima.

Compaiono nella mattina buia diversi figuri in direzione bagno/camera/cucina. Un ragazzo ricciuto ha sostituito la proprietaria alla reception, siede sui divani con il gattino in grembo: nella penombra della sala fissa assorto una vecchia televisione che ronza e mostra le avventure di Willy Coyote. Scambio due parole con lui, che poi si alza e mi aiuta a sparecchiare la colazione rivolgendomi un “ja acabou, gata?” (hai già finito, gatta?). Appaiono altri due abitanti del cinematografico HOTEL BRASIL. Uno biondissimo, l’antitesi dell’uomo tropicale, l’atro bruno, occhi verdi e viso magro; stanno parlando in inglese. “United States?” approccio io. Brian & Cameron, rispettivamente NY e San Francisco. Sono venuti fin qui per un progetto fotografico, Brian è fotografo freelance e Cameron lo accompagna in qualità di traduttore.

Il tempo ci concede una tregua, ha smesso di piovere. La giornata prosegue umida e densa, sembra di respirare in un barattolo chiuso: ci rimangiamo tutta la condensa ed appiccichiamo come caramelle.

Brian ha dato appuntamento al ragazzo della colazione, che scopro essere artista di strada, per fotografare la sua performance alla fiera del paese. “Vuoi venire anche tu?” Accetto entusiasta. Lindomar è il nome del ragazzo dell’hotel, letteralmente “bel mare”. São doidos estes brasileiros! (Sono matti questi brasiliani!) Sembra un folletto Lindomar, afrobrasiliano, magro e piccolino, potrebbe avere un età indefinita tra i venticinque e i quarant’anni. Carapinha fina (capigliatura crespa) e occhi grandi, al suo sorriso generoso manca un incisivo inferiore. Stanotte Lindomar si trasfigura in Santo Antonio plasmando l’argilla direttamente sul viso e vestendo una tunica di cotone beige: lui è il famoso “HOMEN DE BARRO”(uomo d’argilla), ci spiega con aria orgogliosa… la sua identità è sconosciuta ai più! Siamo dei privilegiati stanotte nel fotografare la sua attività.

Lindomar si sistema sul lungofiume affollato di gente, ha portato una cassetta di plastica come piedistallo per la sua performance. In breve i passanti si accorgono della sua presenza e si raccolgono attorno a lui. E’ incredibile il successo che riscontra questo personaggio di argilla nella gente del posto… il tubo di plastica che raccoglie le offerte tintinna continuamente.

I bambini si fanno abbracciare, le ragazze ridono al baciamano, gli uomini fotografano col cellulare… Santo Antonio si muove robotico come un beato Michael Jackson, distribuisce bigliettini misteriosi ai suoi devoti. Mi avvicino allora con 50 centavos, li faccio tintinnare nel beato salvadanaio, Santo Antonio mi guarda, dall’inespressiva maschera di terra bagnata spiccano i vivi occhi scuri. Prende la mia mano e mi attira a sé, bacia le mie dita lasciando tracce d’argilla fresca, mi regala un messaggio segreto: “Bons amigos são a familia que nos permitimos escolher”, “I buoni amici sono la famiglia che ci è consentito scegliere”.

HOTEL BRASIL
The lamplight comes in the room from the windows without frames, and lights orange walls, the cream-colored ceiling boards, pots of real and fake plants. At the entrance the hotel’s owner sleeps in a hammock, a flea-ridden kitten climbs on the sofa.

I wake up early, listening to my stunned body, I sit on the bed and try to reflect. Santarém. IT RAINS … a leaden gray. I reach the living room and sit at the large central table, a guy carries a breakfast of fruit, coffee and buttered bread. Suspicious I chew, then swallow. The stomach accepts grumbling, still stunned by last night’s airplane travel.

In the dark morning some figures appear with direction bathroom / bedroom / kitchen. A curly hair young man has replaced the owner at the reception, he sits on the sofa with the kitten in his lap: plunged in the room twilight he stares at an old television  that hums and shows the adventures of Wile E. Coyote.

We start to talk a bit, then he gets up and helps me to clear away the breakfast addressing me a “ja acabou, gata?” ( Are you already done, kitten?). Two more HOTEL BRASIL  inhabitants appear. One is blond, the antithesis of tropical man, the other has brown hair, green eyes and thin face; they are talking in English. “United States?” I approach. Brian & Cameron, NY and San Francisco respectively. They came here for a photographic project, Brian is a freelance photographer and Cameron accompanies him as a translator.
The weather gives us a respite, the rain stops. The day goes on moist and dense, it feels like breathing into a closed jar: we eat back all the condenses and we’re sticky like candies.

Brian has made an appointment with the hotel guy, which I discover  to be a street artist, so he can photograph his performance at the downtown fair. “Wanna come with us?” I agree enthusiastically. Lindomar is the name of the hotel guy, literally “beautiful sea”. São doidos estes brasileiros! (these Brazilians are crazy!)He looks like an elf: afro-brazilian, skinny little boy, he could have an indefinite age between twenty five and forty. Thin Carapinha (kinky hair), and big eyes, his generous smile misses a lower incisor. Tonight Lindomar is transforming into Santo Antonio, shaping the clay directly to the face and wearing a beige cotton tunic: he is the famous “Homen de Barro” (man of clay), he explains with a pride expression … his identity is unknown to most! We are privileged tonight to photograph his work.

Lindomar settles on the river promenade crowded with people, he brought a plastic box as a pedestal for his performance. Shortly passers notice his presence and gather around him. It’s amazing the success that this character of clay found in the local people … the plastic tube that collects bids tinkles constantly.

Children hug him, girls laugh at his hand-kissing, men photograph him with their cell phone … Santo Antonio moves robotic like a blessed Michael Jackson, he distributes mysterious cards to his devotees.  So I get close with 50 centavos, I make the coin jingling into the blessed money box, Santo Antonio looks at me, from the inexpressive wet earth mask his brown eyes stand out vivid. He takes my hand and pulls me to him, kisses my fingers leaving traces of wet clay, then he deliver me a secret message “Bons amigos são a familia que nos permitimos escolher”, “Good friends are the family we are allowed choose. “

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